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Il sabato alla piazzetta del Lumière
Me ne dia mo' un chilo è la prima frase che capita di sentire a un banco del Mercato della Terra di Bologna. È una voce che ci dice dove siamo, che ci porta direttamente in un posto specifico, perchè quello che vogliamo da un mercato sono broccoli e formaggi, ma pure facce, suoni, identità.
Me ne dia mo' un chilo è la prima frase che capita di sentire a un banco del Mercato della Terra di Bologna. È una voce che ci dice dove siamo, che ci porta direttamente in un posto specifico, perchè quello che vogliamo da un mercato sono broccoli e formaggi, ma pure facce, suoni, identità.
Il mercato è stato inaugurato alla fine di novembre, ha patito il freddo e la pioggia come tutti quelli che l'hanno visitato, ma può finalmente passare alla frequenza quindicinale per diventare quello che dovrebbe, un posto dove si fa la spesa. (D'altronde, un mercato contadino deve farsi desiderare un po' per forza: i produttori producono, soprattutto, poi vendono quando gli è possibile.). Basta mettersi in fila alle bancarelle e origliare un po' per capire: i formaggi chiesti sono già quelli dell'altra volta, si sente parlare del pane che prendo di solito, arrivano le biciclette di chi abita dentro le mura di Bologna, e nelle prime ore di apertura viaggiano i carrellini da spesa delle signore.
Inizia alle 9 il sabato mattina nella piazzetta del Cinema Lumière, un po al rallentatore. Non tutti i banchi sono pronti, ci sono merci da esporre e prezzi da sistemare, i produttori si scambiano i prodotti per la colazione, e a loro si uniscono i primi avventori. La fanno da padrone i prodotti da forno mangiati a morsi direttamente dai sacchetti, ma per i più estremi è subito porchetta: del cibo di strada abbiamo imparato a parlare tutti, ma la colazione di strada torna in voga solo per chi va al mercato, i primi a meritarsela non fosse altro per aver rinunciato al cappuccino.
Col passare delle ore si definiscono le categorie umane dei frequentatori del mercato. Esiste, a dire il vero, una minoranza che compra proprio come farebbe al supermarket: arriva con idee precise, punta diretta a quanto ha scritto sulla lista della spesa, senza troppo interagire con il mondo della piazza. In 10 minuti è tutto fatto, si può tornare a casa soddisfatti e dedicarsi al proprio weekend.
La maggior parte, però, pare ricercare nel mercato qualcos'altro: di mescolarsi con altri esseri umani, di chiedere ed ascoltare, di passare un po' di tempo altrove.
Ci sono, per esempio, quelli che arrivano con la loro idea di shopping. Che significa partire con la testa vuota, senza una precisa necessità, e girare fra i banchi facendosi ogni volta un regalo: un vasetto di marmellata, una bottiglia di vino, un pezzo di parmigiano di vacca bianca. Che non hanno mai cercato, non avrebbero mai creduto di volere se non fossero passati di qui; sono grandi assaggiatori, camminano curiosi sempre con la bocca piena e le briciole sul gilet. Di solito non esagerano, vanno via felici con una o due sportine soltanto, di qualcosa di speciale che già pregustano perchè hanno voluto farselo raccontare di persona, dal produttore.
Ci sono invece alcune signore con le quali c'è poco da scherzare, con una visione precisa del mondo ma anche il bisogno di sapere. Sono capaci di chiedere al banco del pane quanto lievito madre va in tre etti di farina, di indagare la precisa quantità di polli ruspanti necessaria per una cena di 14 persone, di passare dieci minuti ad ascoltare le proprietà specifiche delle patate di Tolè. Chiedono ricette armate di carta e penna per trascriverle nei dettagli, e non si accontentano di dolcificare con il miele, hanno bisogno di sapere qual'è il più adatto per il caffè fatto con la moka.
Ci sono, anche, persone che arrivano sole e diventano gruppo. Telefonano raccontando meraviglie che vedono per la prima volta, e puntualmente vengono raggiunti: da parenti, amici, bambini, cani. Fanno le file insieme, si siedono a mangiare a tavoli improvvisati o semplicemente stanno a chiacchierare in piedi dei fatti loro.
In un mercato, infine, ci sono persone che arrivano solitarie con l'intento preciso di passarci almeno un'ora. Scelgono con cura i banchi meno affollati e si fermano lì per un po', a raccontare i fatti loro e a farsi raccontare che i caprioli, sull'Appennino, hanno mangiato tutti i radicchi, è per questo che ce ne sono pochi. Che ci sono tante ottime ragioni per spendere 5 euri ed assaggiare tutti i prodotti ottenuti da certe vacche con un nome, dal latte appena munto al patè. Per provare a dire che un formaggio fresco assomiglia al philadelphia, e sentirsi rispondere guardi, non dica quelle parole lì.
Niente di nuovo, direte: questi personaggi sono sempre esistiti, nei mercati come altrove. Quando diciamo che vorremmo meno consumatori e più coproduttori, probabilmente è di loro che parliamo: quelli che dopo mezz'ora di chiacchiere con il produttore di un mercato, lo interrompono per dirgli aspetta, ti porto un bicchiere di vino.
Gigi Frassanito
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